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giovedì 5 maggio 2016

4 PASSI per GENOVA ....

14 Aprile 2016

4 Passi a Genova
di 
Katia Verza

Dopo aver letto il libro di Francesco de Grandis "Wandering Wil" SULLA STRADA GIUSTA, mi sono accorta, che non ho mai viaggiato nella mia vita, neanche per le  vacanze, perché allora ero focalizzata su quel classico modello di vita "standard", proprio come dice Francesco del suo libro: "studia, lavora, e vai in pensione", solo che tra una parola e l'altra c'è  tanto nel MEZZO, c'è la VITA. 

Tutti sappiamo, chi più chi meno, che la vita a volte non è una passeggiata, una strada difficile, con molte cadute. 
Qualcuno è più fortunato, qualcuno è più agevolato di altri, ma alla fine, non è la ricchezza che fa la persona, è quello che sta in quel "MEZZO". 
Se manca qualcosa in quel "MEZZO", diventiamo uno dei tanti, e anche se siamo fortunati o agevolati, ma se ci manca quel "qualcosa" che ci fa stare realmente bene, che ci rende sereni, che ci dona quella sensazione di sentirsi a "casa" ovunque noi siamo, non ci sarà  MAI nulla che colmerà quel "MEZZO".

Posso dire, che nonostante tutto mi ritengo al momento fortunata e ricca. Dico mi ritengo, perché tengo sempre presente quel detto che dice: "Se vuoi far ridere Dio, raccontagli i tuoi progetti".
Fortunata, perché nonostante le grosse difficoltà incontrate in questi ultimi anni, non mi è mancata la fantasia e la forza di rialzarmi, e questo io lo considero tra i miei grandi difetti, un grande pregio. 
Ricca, non finanziariamente purtroppo, ma "ricca", perché mi sono accorta di essere "LIBERA", libera di fare un lavoro che mi piace, di decidere come organizzare la mia giornata, di decidere in autonomia delle scelte che la vita mi propone, anche se a volte non sono sempre come noi le vorremmo, e come dice Arnaud Dejardins filosofo induista: "la felicità non dipende da quello che ci manca, ma dal buon uso che facciamo di quello che abbiamo".

Quindi mi sono ritrovata un giorno, dopo l'ennesima caduta, a chiedermi cosa mi mancava veramente? Cosa avrei potuto fare per me? La risposta, che mi sono data non è stata subito immediata. Non sapevo che risposta darmi. Il motivo?  Perchè  ho passato la maggior parte della mia esistenza da adulta, ad occuparmi degli altri, di quello che gli altri volevano. 
Quando si vive così, è normale quasi fisiologico, che le aspettative che noi involontariamente o volontariamente ci facciamo, vengono deluse. 

Allora, come prima cosa ho pensato alle mie "Paure", come quella di  "Viaggiare". Prendere e andare. Non che io non lo facessi già per lavoro. I miei lavori passati e attuali mi hanno sempre fatto fare tanti km, ma ero chiusa nella mia automobile al sicuro dal mondo. Io non ho mai incontrato il "Mondo". 

Leggendo Francesco de Grandis, mi è saltato subito all'occhio una cosa, "noi abbiamo timore degli altri, ma forse anche loro hanno lo stesso timore di noi?". 
Questo pensiero, mi ha spinto a fare un passo. Sono sicura, che molti di voi rideranno ora, "ho comprato un biglietto del treno" destinazione Genova. 
Non sento ridere?? Ah già, la cosa in effetti non fa ridere è una cosa normalissima, ma non per me. Erano più di 23 anni che non prendevo un treno. 
Prendere un treno, per me era entrare in contatto con il "quel mondo" a cui io passavo accanto in macchina, senza guardarlo in faccia, cercando di pestare sull'acceleratore per non entrarci a contatto. 
Eppure io lavoro con le persone tutti i giorni, ma lavoro in un ambiente a me famigliare, non il "mondo" quello là fuori.
Molti di noi, pensando al "Mondo", come un luogo lontano, quello delle vacanze distanti km da casa nostra, no il "Mondo" come diceva Miss Jane Marple di Agatha Christie è anche nel paese che vivi. Noi siamo troppo presi dalla nostra vita, dai nostri problemi che non ci accorgiamo di quello che ci accade attorno. 

Inoltre facendo un paio di ricerche, ho scoperto che i biglietti non si fanno più in biglietteria, ma su internet. Anche il controllore è cambiato, non ha più quella deliziosa pinza che obliterava il biglietto, ma un tablet dove controlla la tua prenotazione. 
In 23 anni di cose ne son cambiate. Qui sento delle risate. In verità anche io ho riso di me, di quanto sono rimasta indietro, e pensare che ci lavoro tutti i giorni con internet e dispositivi. Ma ero rimasta al vecchio biglietto...e al vecchio "click" che si sentiva quando schiacciava la pinza sul cartoncino. 

Il viaggio è iniziato prestissimo. Pavia ha due binari. Io naturalmente in anticipo perché volevo avere il tempo necessario di capire come leggere il tabellone, ma soprattutto individuare il binario giusto, per la partenza. Non volevo mancare all'appuntamento con il mio Treno.

Fatto questo, ho atteso, e ho iniziato a guardarmi attorno. Ho guardato chi si apprestava a prendere il treno per lavoro, a come si muovevano, ho visto gli addetti al lavoro, alcuni solerti in quello che facevano, altri visibilmente stufi, i loro gesti erano a scatti, nervosi, svogliati. 
Francesco ha ragione, quando dice: che la vita dovrebbe essere bilanciata tra il lavoro, e il giusto riposo. Una persona serena, riposata, felice, rende il doppio, che una scontenta, stanca e magari costretta a fare un lavoro che non gli piace. 

Mentre pensavo a tutto questo, è arrivato il mio turno. Il mio treno.
Sono salita, e qui ho fatto la mia prima conoscenza. 
Ho conosciuto Vita, una ragazza giovanissima, era diretta a Livorno, per un convegno medico, dedicato ad una malattia degenerativa. Io ho aiutato lei con le porte, lei ha aiutato me a rilassarmi. Una conoscenza piacevole, molto piacevole. Quei 45 minuti di viaggio sono trascorsi velocissimi. 

Una volta giunta a Genova, ho gironzolato per una mezzora da sola, poi è arrivata la mia guida, Antonio. 

La prima volta che sono stata a Genova ero in macchina, mi veniva da piangere nel vero senso della parola, ha un traffico a dir poco impossibile, peggio di Milano.
Quindi Antonio, sapendo di questa mia idea, si è offerto come guida, soprattutto si è offerto a non farmi finire in qualche vicolo poco sicuro. 

Genova è come un alveare, è davvero il "Mondo", gente di ogni nazionalità, colori diversi, profumi diversi, da un vicolo all'altro sembra quasi di passare da un paese all'altro, facendo pochi metri. Basta fare un passo, e ti ritrovi immersa in un'altra atmosfera.

Siamo passati dai vicoli laboriosi, ai viali importanti, dai palazzi che si sorreggono a vicenda, ai balconi con i panni stesi, ai grandi palazzi di Genova, alle sue imponenti Chiese e poi al mare... con il suo porto, con le sue grandi navi, alle umili barche dei pescatori alle prese con le reti, alle barche di lusso,  e in fine al Veliero... 
Antonio mi ha portato nel ventre di Genova, e poi mi ha fatto godere di un panorama immenso. Genova dall'alto.
Mi sono sentita un pò come Pinocchio, da prima dentro il ventre della balena e poi sputata fuori dallo sfiatatoio per godere di tutto...dall'alto.

Genova, mi ha fatto venire in mente il monologo di "NOVECENTO" di Alessandro Baricco, e in questo monologo, mi ci vedo molto. Genova mi ha fatto provare queste sensazioni e forse molto di più,sicuramente molto di più.
Per questo ringrazio pubblicamente Antonio, che mi ha permesso di conoscerla in quasi ogni suo particolare perchè una giornata è troppo poco per viverla, un grazie sincero per avermi regalato il suo Tempo, e il tempo è una cosa preziosa. 
Un grazie a Francesco che con la sua storia mi ha dato lo slancio per fare questo piccolo passo verso di "Me" e di farne altrettanti, per potermi "incontrare", per potermi conoscere meglio.

Katia Verza




Tutta quella città, non si riusciva a vedere la fine...
La fine, per cortesia, si potrebbe vedere la fine?
Era tutto molto bello su quella scaletta, e io ero grande ... e non avevo dubbi che sarei sceso, non c'era problema.
Non è quello che vidi che mi fermò ...
E' quello che non vidi.
Puoi capirlo?
Quello che non vidi. In tutta quella sterminata città c'era tutto tranne la fine.
C'era tutto...ma non c'era una fine. Quello che non vidi è dove finiva tutto quello...la fine del mondo.
Ora, tu pensa un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti.
Non sono infiniti loro. Tu sei INFINITO e dentro quegli ottantotto tasti la musica che puoi fare è infinita.
Questo a me piace. In questo posso vivere.
Ma sei io salgo su quella scaletta e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, MILIONI e MILIARDI di tasti che non finiscono mai, e questa è la verità che non finiscono mai...quella tastiera è infinita...
Ma se quella tastiera è infinita, allora su quella tastiera non c'è musica che puoi suonare.
Ti sei seduto su un seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona DIO.
Cristo! Ma le vedevi le strade?
Anche soltanto le strade, ce n'era a migliaia, ma dimmelo come fate voi laggiù a sceglierne una?
A scegliere una donna?
Una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio da guardare, un modo di morire?
Tutto quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce.
E quanto ce n'è.
Ma non avete paura, voi, solo a pensarla quell'enormità? Solo a pensarla, a viverla?
Io ci sono nato su questa Nave. E vedi anche qui il mondo passava, ma non più di duemila persone per volta.
E di desideri ce n'erano, ma non più di quelli che potevano stare su una nave tra una prua e una poppa.
Suonavi la tua felicità su una tastiera che non era infinita.
Io ho imparato a vivere in questo modo...
La terra, è un nave troppo grande per me. E' una donna troppo bella. E' un viaggio troppo lungo. E' un profumo troppo forte. E' una musica che non so suonare.
Non scenderò dalla mia nave. Al massimo posso scendere dalla mia vita...


PREPARATEVI LE IMMAGINI SONO DAVVERO TANTE... 
SPERO DI AVER COLTO ALMENO UN POCO 
DELL'ESSENZA DI GENOVA.. 


























































































































































































































































Un Sincero Grazie
Katia Verza 


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SEMPRE DA RICORDARE

Il giorno più bello? Oggi.
L'ostacolo più grande? La paura.
La cosa più facile? Sbagliarsi.
L'errore più grande? Rinunciare.
La radice di tutti i mali? L'egoismo.
La distrazione migliore? Il lavoro.
La sconfitta peggiore? Lo scoraggiamento.
I migliori professionisti? I bambini.
La felicità più grande? Essere utile agli altri.
Il mistero più grande? La morte.
Il difetto peggiore? Il malumore.
La persona più pericolosa? Quella che mente.
Il sentimento più brutto? Il rancore.
Il regalo più bello? Il perdono.
L'accoglienza migliore? Il sorriso.
La medicina migliore? L'ottimismo.
La soddisfazione più grande? Il dovere compiuto.
La forza più grande? La fede.
La cosa più bella al mondo? L'amore.

Madre Teresa